“Le epidemie nella storia rigenerano la civiltà”. Il Coronavirus e la funzione profetica della Chiesa

La pandemia con migliaia di vittime, la società umana che nell’età tecnologica si ritrova così fragile da essere minacciata nella sua tenuta economica e sociale dal virus venuto da un pipistrello, la funzione profetica della Chiesa e il ruolo di Dio nella storia. Tutto questo ha abbracciato monsignor Armando Trasarti con la riflessione conclusiva della messa celebrata nella Cattedrale di Santa Maria Assunta di Fano, trasmessa in diretta da Fano tv. Pensieri profondi che hanno definito in modo rapido e potente la visione del ruolo che la fede può svolgere in tragedie collettive come quella attuale del Coronavirus, che rivelano tutta la nostra precarietà di esseri umani.

La messa del vescovo
La messa domenicale in diretta televisiva officiata dal vescovo con un paio di sacerdoti, i lettori, il coro e l’organista ma senza l’assemblea è il modo con il quale la Chiesa locale di Fano Fossombrone Cagli Pergola, così come fanno le altre diocesi anche per iniziativa dei singoli parroci con dirette Facebook, mantiene la sua funzione liturgica e pastorale rispettando i divieti imposti dall’autorità politica e sanitaria.

L’episodio del cieco nato
Nella quarta domenica di Quaresima il Vangelo proclamato era quello di Giovanni per l’episodio del cieco nato, che riacquista la vista grazie a Gesù. “E’ per un giudizio che io sono venuto in questo mondo – dice Cristo nel racconto dell’evangelista, al capitolo 39 -, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi”. Nell’omelia, il vescovo ha declinato questo monito individuando nel vedente che diventa cieco quanti per superbia non si accorgono della propria cecità, sono chiusi rispetto al dono della vita, emarginano e disprezzano il prossimo incapaci di riconoscere in esso un fratello o una sorella.

«La preghiera, la prece, ha la stessa etimologia latina di precario – ha sottolineato Trasarti al termine del rito – e per questa via possiamo riscoprire che più che la sicurezza, per definizione sempre vulnerabile, l’uomo è alla ricerca di una salvezza come realizzazione della propria vocazione».

Riconoscendo come la rottura della quotidianità, la sospensione delle regole, l’esposizione alla morte siano eventi che determinano questi momenti difficili, Trasarti ha citato il sociologo ed economista Mauro Magatti: «Gli storici dicono che le grandi epidemie insieme alle guerre e alle carestie hanno la forza di scuotere intere civiltà provocandone la rigenerazione morale e spirituale. Ma credo che anche le grandi religioni siano chiamate in causa, perché è chiaro che senza capacità di misurarsi con quanto sta accadendo le Chiese non avranno futuro».

L’attrazione delle spiegazioni facili
Monsignor Trasarti ha evidenziato il rischio: «L’attrazione verso le spiegazioni facili, il virus come castigo di Dio che si abbatte sulle nostre società peccatrici o le attese miracolistiche dove riappare l’idea di un Dio potente e vendicatore, il Dio tappabuchi di cui aveva lungamente parlato Bonhoeffer». A questo ha contrapposto ciò che ha definito il simbolo universale del ruolo profetico delle grandi religioni: «L’immagine di Papa Francesco che zoppicando attraversa le vie di una Roma deserta per andare a pregare sotto l’icona della Madonna».

Papa Francesco in piazza San Pietro

Un’immagine a cui, nel successivo venerdì della misericordia, si è aggiunta quella ancora più potente del Papa che di fronte a una piazza San Pietro deserta, sotto la pioggia, in una Roma plumbea, in diretta mondiale, invoca Dio per l’umanità colpita dalla pandemia. «Siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa – dichiara Francesco -. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo tutti chiamati a remare insieme». «Nessuno si salva da solo», aggiunge prima di pregare in silenzio e impartire infine la benedizione a Roma e al mondo.

I gesti simbolici e la precarietà dell’uomo
«Nel momento in cui le nostre certezze si rivelano fasulle – ha sottolineato il vescovo Trasarti, anticipando il senso di questi gesti dall’alto valore ecclesiastico e simbolico -, le religioni hanno il compito di restituire spessore antropologico a quella condizione di precarietà che è la condizione costitutiva dell’essere umano».

In questa difficile contingenza storica, Armando Trasarti ha esortato la comunione affettiva «con tutti quanti stanno tribolando in ospedale, soprattutto con quanti, medici, infermieri, personale sanitario di ogni genere si prendono cura dei nostri malati», ha sollecitato la medesima comunione «con tutto il mondo della carità, del volontariato, che pure in tempi complessi cerca di non fare mancare niente ai poveri, con le sicurezze necessarie, ma anche con generosità inusitate» e ha espresso parole di conforto e compassione per i preti «che soffrono con il proprio popolo. Verranno tempi migliori – ha detto – in cui potrete accarezzare quelli che soffrono per il lutto, quelli che non hanno potuto fare una carezza sui loro cari».

“La salvezza nella vocazione”
Sulla vocazione si è incentrata la forza della sua riflessione: «In questa emergenza abbiamo avuto l’opportunità di comprendere fino in fondo che la professione può diventare vocazione, ci siamo accorti che gli operatori della sanità, ma anche quelli dell’industria e di altri settori possono diventare vocati oltre che impiegati. In questa emergenza abbiamo avuto l’opportunità di comprenderlo fino in fondo. E di ciò siamo grati». Ecco, dunque, la via della salvezza e il senso storico della fede.

Ora il costo esorbitante pagato è quella umanitario e sanitario della sofferenza della malattia e dell’alto numero delle vittime, al quale presto seguirà un costo sociale ed economico non meno doloroso per la grande recessione che già i centri studi internazionali prevedono più grave di quella scatenata dalla crisi finanziaria del 2007. Altre vittime della fragilità dei sistemi sociali umani di fronte a tragedie collettive. «Le chiese spogliate dal potere politico – ha riflettuto in conclusione il vescovo Armando Trasarti -, prive di conoscenza scientifica, sono chiamate a essere in comunità alla ricerca di quel Dio, che in questi momenti difficili si fatica a trovare. A noi con umiltà questo grande compito e questo ministero».