Il voto esercizio del potere sovrano in una democrazia imperfetta ma resiliente

Il paradosso del nostro sistema politico è di essere stato concepito dopo le rivoluzioni americana e francese del Settecento in opposizione alla democrazia e di venire indicato oggi come la forma più diffusa della democrazia stessa. La forma di governo fondata sulla rappresentanza politica, per selezionare la quale gli elettori vengono ciclicamente chiamati alle urne, unisce in sé inscindibilmente elementi oligarchici ed elementi democratici.

Nel voto risiede il potere originario dei cittadini in base alla sovranità popolare su cui in particolare si fonda la Repubblica democratica italiana.

Il filosofo Bernard Manin
Secondo la recente lezione del filosofo della politica Bernard Manin, nei sistemi rappresentativi la funzione democratica, nel senso etimologico di potere del popolo, è piena e assoluta solamente in maniera retroattiva, ossia verso il passato, perché il cittadino elettore  quando viene chiamato a votare è sovrano nel decidere se chi ha governato lo ha fatto in modo adeguato o no e perciò se merita o no di continuare a farlo.

Mentre l’elettore non è altrettanto sovrano nella prospettiva futura, perché in questo caso può solamente indicare una preferenza tra i candidati che concorrono alle elezioni ma non ha alcuno strumento per far sì che chi elegge faccia effettivamente ciò che egli chiede, anche se il candidato l’ha promesso. Può solo prendere nota delle promesse e ricordarsene dopo 5 anni, verificando se nel frattempo esse sono state mantenute o no – e nel secondo caso eventualmente perché – quando tornerà a esercitare un potere democratico pieno alle successive elezioni.

Esattamente per questo motivo i sistemi rappresentativi sono imperfetti sul piano democratico, perché il potere del popolo è parziale ed è assoluto solamente in modo retroattivo.

Il difficile accesso alle candidature
Inoltre, anche la difficoltà – per non dire la sostanziale impossibilità – per la generalità dei cittadini di accedere personalmente a una candidatura alle cariche elettive fa assomigliare la nostra democrazia rappresentativa a un’oligarchia. Su questo punto in particolare verte l’azione dell’associazione Articolo 49 per una riforma democratica delle procedure di selezione dei dirigenti e dei candidati delle organizzazioni politico elettorali.

I correttivi di sistema andrebbero cercati nell’assegnazione in qualche forma di un valore cogente ai punti più qualificanti dei programmi dei candidati e anche alle manifestazioni dirette della sovranità popolare, evitando per esempio che l’esito dei referendum possa essere aggirato da leggi successive, come è accaduto nella nostra storia parlamentare.

Gli eletti rimandati a casa
La democrazia rappresentativa ha dimostrato una notevole resilienza nel tempo con una grande capacità di adattarsi ai cambiamenti sociali, economici e tecnologici. La consolazione nel contesto storico nazionale è che negli ultimi decenni il popolo italiano, liberatosi dalle sudditanze ideologiche dei partiti tradizionali e dimostratosi anche più refrattario alla comunicazione persuasiva, ha imparato a usare gli strumenti della democrazia rappresentativa, mandando ripetutamente a casa quanti non avevano mantenuto le attese e le promesse fatte alle elezioni precedenti.

E questa è una buona base anche per pensare a opportuni correttivi delle derive oligarchiche o cesaristiche sempre possibili nel sistema rappresentativo, che inducano o vincolino chi è eletto a fare effettivamente quello per cui ha chiesto e ottenuto il voto. Perché questo e non un altro è il valore di una democrazia.