Il dovere di raccontare laddove si rischia la vita. Cultura e lavoro per sconfiggere le mafie

Il dovere di raccontare, il diritto di sapere. E’ la funzione della conoscenza su cui si fonda ogni comunità che sia libera e consapevole, è il presupposto insopprimibile di ogni democrazia. Ed è anche la base per riconquistare alla legalità territori dominati dalle mafie. “Un morto ogni tanto. La  mia battaglia contro la mafia invisibile” è il libro del Paolo Borrometi, il giornalista di Modica, in provincia di Ragusa, che vive sotto scorta dall’agosto del 2014.

«Ogni tanto un murticeddu, vedi che serve! Per dare una calmata a tutti!» dice nelle intercettazioni il boss della mafia. Paolo Borrometi ha subito intimidazioni, minacce, un’aggressione e un tentativo di strage. Gli inquirenti lo scorso anno hanno sventato un piano per uccidere lui e la sua scorta tramite un’auto bomba. Il giornalista spiega perché può rischiare la vita, laddove mancano il lavoro e la cultura della legalità, anche chi non fa parte degli apparati investigativi e giudiziari di contrasto all’offensiva criminale e militare delle mafie.